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CRISI MAHLE E ILVA

LE ACLI PROVINCIALI DI CUNEO SOLLECITANO LE ISTITUZIONI, PER UN INTERVENTO DIRETTO A FAVORE DEI LAVORATORI

Notizia inserita il 16/01/2020

CRISI MAHLE E ILVA

Il 28 novembre 2018 la Mahle, multinazionale tedesca della componentistica auto, su richiesta dei sindacati, ha accolto parzialmente la richiesta di ritirare la procedure di licenziamento legate alla chiusura della produzione dei siti di La Loggia e di Saluzzo.

Una sospensione di 60 giorni, per trovare altre soluzioni industriali e dare un futuro ai 453 lavoratori complessivi, dei quali 240 a La Loggia e 213 a Saluzzo, oltre a una decina di dipendenti di ditte esterne (mensa e pulizie).

A un mese e mezzo dall’accordo, non ci sono notizie positive riguardanti la soluzione del problema e la multinazionale, che aveva preannunciato l'intenzione di trasferire la produzione in Polonia, collegando la decisione al drastico calo di motori diesel, non ha ancora dato risposte esaurienti.

Recentemente è stata inoltrata dai sindacati una nuova richiesta di incontro ministeriale, inoltre è stato indetto un presidio, il 17 gennaio, in piazza Castello a Torino di fronte alla sede della Regione Piemonte, per sollecitare un sostegno forte nei prossimi confronti.

Anche la crisi dell’Ilva di Taranto, uno stabilimento geograficamente lontano, ma che può creare forti ripercussioni per il Piemonte e, in particolare, l’Ilva di Novi Ligure (800 lavoratori) e di Racconigi (200), è tutt’altro che risolta e continua a preoccupare famiglie e comunità.

Le Acli provinciali di Cuneo seguono con preoccupazione le vicende di queste due aziende e, richiamando l’importanza fondamentale del lavoro per garantire la dignità personale e famigliare:

 

-          esprimono forte vicinanza ai lavoratori coinvolti nella crisi, in questo momento di grande incertezza;

 

-          auspicano che i manager tedeschi Mahle tornino definitivamente sulla decisione assunta, ritirando i licenziamenti e che la situazione dell’Ilva di Taranto si risolva favorevolmente;

 

-          chiedono alle istituzioni: Provincia, Regione e Governo, di tutelare i lavoratori, assumendosi la responsabilità di intervenire, mettendo in campo tutti gli strumenti utili a risolvere la situazione;

 

-          sollecitano il Governo a promuovere una legislazione in grado di impedire alle multinazionali straniere di delocalizzare in altri Paesi le produzioni per tanti anni realizzate in Italia.

 

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