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Referendum Nucleare

Riflessioni sui tentativi di delegittimare il voto

Notizia inserita il 20/05/2011

Referendum Nucleare

RIFLESSIONI SUL REFERENDUM ANTINUCLEARE

a cura di Antonio Elia

 
Andando per strade e piazze a distribuire i volantini che informano sul referendum contro la costruzione di centrali nucleari in Italia abbiamo spesso sentito obiezioni sull’inutilità dell’informazione poiché l’iniziativa del Governo, finalizzata alla sospensione (abrogazione?) delle norme che autorizzavano il programma nucleare, aveva reso inutile il ricorso al referendum.

 

L’obiettivo del Governo di impedire il pronunciamento popolare su un argomento di particolare rilevo e particolarmente sentito dall’opinione pubblica, con il conseguente effetto di rendere più difficoltoso il raggiungimento del quorum anche per i referendum sull’acqua e su legittimo impedimento, sarebbe stato, quindi, raggiunto. Lo scippo del diritto ad esprimersi da parte dei cittadini sarebbe stato raggiunto, almeno nei fatti, demotivando la partecipazione e l’interesse.

La situazione reale, tuttavia, non sta nei termini in cui la “vulgata” e la strisciante campagna di disinformazione condotta dalle televisioni lasciano intendere.
Sotto il profilo giuridico il referendum è ancora in piedi e ci sono buone prospettive che lo sia definitivamente anche quando tutte le procedure saranno state esperite.
 
E’ utile sapere, infatti, che:
 
·       il ddl 2665 (c.d. decreto omnibus) di conversione del decreto legge 31 marzo 2011 n. 34, contiene tra le altre norme, all’art. 5, completamente modificato rispetto all’originaria stesura, la seguente previsione:
 
Art 5 (Abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari)
"Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche sui profili relativi alla sicurezza nucleare tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare".
E poi, ancora: "entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge il Consiglio dei ministri adotta la strategia energetica nazionale nella definizione della quale il consiglio dei ministri tiene conto delle valutazioni effettuate a livello di Unione Europea e a livello internazionale in materia di scenari energetici e ambientali".
 
Tale testo, che nella rubrica riporta la dicitura “Abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari”, nel corpo del testo prevede, poi, una semplice “moratoria” (al fine di acquisire … non si procede …), lasciando intravedere, come poi alcuni ministri e con evidenza lampante il presidente del consiglio hanno detto, la possibilità di riavviare il programma di costruzione delle centrali, una volta scongiurato il pericolo referendum e superato l’effetto emozionale indotto dalla catastrofe di Fukushima.
 
·       Il decreto in questione è stato approvato, in data 20 aprile, da parte del Senato, mentre solo nei prossimi giorni (ma non si sa ancora quando) sarà calendarizzata la discussione e l’eventuale approvazione dello stesso da parte della Camera dei deputati. Se la Camera approverà il provvedimento nello stesso testo passato al Senato, la legge dovrà essere promulgata dal Presidente della Repubblica ed entrerà in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. In caso di approvazione di un testo modificato in qualche punto (anche non riguardante l’art. 5) si renderebbe necessario un ulteriore passaggio parlamentare (seconda approvazione da parte del Senato) con inevitabile allungamento dei tempi di approvazione definitiva della legge e la conseguente impossibilità di impedire la celebrazione del referendum.
 
·       In ogni caso, dopo l’entrata in vigore della legge, è previsto obbligatoriamente, sempre che ce ne siano i necessari margini temporali, un pronunciamento della Corte di Cassazione, unico organo titolato a decidere se le nuove norme superano il ricorso al referendum o se sono in tutto o in parte ininfluenti.
 
Anche da quest’ultimo passaggio ci possiamo aspettare notizie positive, e ciò per almeno due buone ragioni:
a)    innanzitutto per gli effetti delle valutazioni esposte nel primo punto dell’elenco precedente, che potrebbero portare la Corte di Cassazione – come dice il presidente emerito della Consulta Capotosti – a stabilire che l'abrogazione delle norme suddette non è  “sufficiente nel senso richiesto dai promotori del referendum”, cioè non soddisfa la richiesta di fuoriuscita dall’opzione nucleare che l’impianto del quesito referendario propone. In caso contrario il referendum si terrebbe lo stesso anche se con un quesito 'ristretto'.
 
b)    In secondo luogo per l’evidenza contenuta nella sentenza n. 68 del 1978 della Corte Costituzionale, per la quale una nuova legge non può provocare l’annullamento automatico di un referendum. In pratica, se la nuova legge non abbandona “i principi ispiratori della disciplina preesistente” che si vuole abrogare, il referendum si svolgerà normalmente.
Per quanto riguarda il caso che ci interessa, la formulazione della nuova norma proposta dal governo potrebbe essere intesa come una semplice modifica formale proprio perché non accenna a una rinuncia definitiva al nucleare ma rinvia a “ulteriori evidenze scientifiche” e a futuri “sviluppi tecnologici”.
 
Nel frattempo, aspettando la decisione della Corte di Cassazione, sempre che ci siano i tempi per un suo pronunciamento (ulteriore elemento che milita a favore della celebrazione del referendum), aumentiamo il nostro impegno per informare correttamente l’opinione pubblica e contrastare efficacemente il tentativo di assopirla con l’errata idea che il referendum non sarà celebrato in quanto inutile e superato dalla moratoria (temporanea, si ripete) prevista da Governo e dalla sua maggioranza.
Ci sono buone ragioni per sperare e per mantenere viva l’attenzione dei cittadini.
 

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