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Efficace e coinvolgente l’intervento di don Carmine Arice

tenutosi martedì scorso nel salone della Guida

Notizia inserita il 29/11/2018

Efficace e coinvolgente l’intervento di don Carmine Arice

Un’antropologia secondo verità, che riconosca la dignità della persona

Cuneo - Temi impegnativi quelli affrontati nell’incontro di martedì 27 novembre, nella sala del settimanale La Guida, organizzato dall’Ufficio della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Cuneo e Fossano, dalle Acli provinciali di Cuneo con l’Unione cristiana imprenditori dirigenti.

“Nascere, vivere e morire oggi” era il titolo della serata, in cui è intervenuto don Carmine Arice, superiore generale dei sacerdoti del Cottolengo e padre della Piccola casa della Divina Provvidenza Cottolengo, presentato e interpellato dalle domande impegnative di don Tonino Gandolfo, già professore di Scienze naturali e parroco di Caraglio.

A dispetto della profondità dei temi, don Arice ha saputo catturare l’attenzione dell’uditorio con un intervento brillante ed efficace, fornendo dati certi e riferimenti chiari alle leggi dello Stato e al magistero della Chiesa.

Don Carmine ha affermato di aver scritto il libro che riporta lo stesso titolo della serata, non partendo da un’antropologia “cristiana”, ma da un'antropologia secondo verità: “Una verità che è tale non perché l’ha detto il Papa, ma che è stata affermata dal Papa perché è vera”. Un libro in cui ha cercato di parlare in modo semplice ma non banale alla gente, perché ciascuno possa arricchirsi di un corredo di umanità in più.

“Reagire alla crisi antropologica di oggi - ha detto don Carmine - non significa dare dignità all’uomo, ma riconoscergliela, perché la dignità ce l'ha già. Affrontare temi come nascere, vivere e morire ci permette di far risplendere la bellezza della vita, cominciando proprio da chi fa più fatica ed è più fragile”. A questo proposito ha ricordato l’esperienza di Vito, mancato la scorsa settimana a 67 anni, nato senza braccia e senza gambe, che ha trascorso tutta la vita al Cottolengo di Torino, e che ha vissuto con pienezza la sua esistenza, facendo fiorire la bellezza dell’essere prima del “come” si è.

Tra i tanti significativi passaggi dell’intervento di don Carmine, quelli riferiti ai concetti di desideri, diritti, libertà e dignità, a partire dai più fragili, come i nascituri e coloro che sono al termine della vita: “Il concetto di qualità di vita - ha detto - non può basarsi su criteri di valutazione che sono estrinseci alla persona; la vera libertà non può che fondarsi sulla capacità di scegliere, per la persona, il bene maggiore, anche se non immediato”.

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