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ADDIZIONALE COMUNALE

Il Governo conferma che in caso di prelievo differenziato in base al reddito, l'Irpef comunale dovrà ricalcare il meccanismo del tributo statale

Notizia inserita il 07/02/2012

ADDIZIONALE COMUNALE Per l’Irpef comunale la scelta obbligata è tra un’aliquota unica o cinque aliquote progressive. Non esistono vie di mezzo. È l’ennesima conferma annunciata dal Governo, precisamente dal Dipartimento delle Finanze, in merito all’applicazione dei prelievi addizionali per l’imposta sul reddito. In realtà, già la manovra di Ferragosto del Governo Berlusconi disponeva la possibilità per i sindaci di applicare un sistema progressivo di aliquote in alternativa all’aliquota fissa per tutti gli scaglioni di reddito. Tale possibilità è stata poi confermata dalla manovra di Monti, salvo poi essere interpretata con un certo margine di libertà da alcuni enti locali che non si sono attenuti alle esatte disposizioni della norma. UNA O CINQUE ALIQUOTE – In buona sostanza i sindaci sono liberi di adottare una sola fra queste due vie: stabilire un prelievo standard che sia uguale per ciascun cittadino, indipendentemente dall’ammontare del suo reddito, oppure, nel qual caso si vogliano applicare più aliquote, riprodurre esattamente il meccanismo di prelievo già in vigore per l’Irpef nazionale. Non sono dunque ammesse altre soluzioni. La parola chiave è “progressività”, vale a dire il criterio col quale funziona l’imposta sul reddito a livello statale. UN’ALIQUOTA PER OGNI SCAGLIONE – Di interpretazioni distorte, invece, ce ne sono state, e il ministero dell’Economia non ha tardato a segnalarle come non percorribili. “Le aliquote – fanno sapere da via XX Settembre – dovranno non solo essere articolate secondo i cinque scaglioni di reddito, ma anche diversificate in relazione a ciascuno scaglione”. In pratica, sta dicendo il ministero, si dovrà applicare una diversa aliquota per ciascun scaglione, e non, ad esempio, accorpare due diversi scaglioni sotto la stessa aliquota. Questo però è proprio quanto accaduto in alcuni Comuni, i quali, come riportato dal Sole 24 Ore del 31 gennaio scorso, “avevano optato per una diversificazione dell’aliquota associando più scaglioni di reddito all’interno dello stesso prelievo”. ESEMPIO – Considerando i cinque scaglioni di reddito, che vanno da 0 a 15mila euro, da 15.001 a 28mila, da 28.001 a 55mila, da 55.001 a 75mila, e oltre i 75.001 euro, un’applicazione corretta sarebbe, ad esempio, il 6 per mille sul primo scaglione, il 6,5 sul secondo, il 7 sul terzo, il 7,5 sul quarto e l’8 sull’ultimo. Al contrario, uno dei provvedimenti comunali censurati dal ministero prevedeva l’applicazione del 6 per mille sui redditi fino a 15mila euro, poi del 7 per mille sul secondo e terzo scaglione e infine dell’8 per mille per il quarto e quinto, contravvenendo così alle disposizioni in materia di progressività dell’imposta, che ovviamente vanno a tutto vantaggio dei contribuenti. La differenza, dunque, sta nel fatto che con un sistema a tre aliquote per cinque fasce di reddito come quello appena indicato, il prelievo di un’aliquota viene applicato a tutto l’ammontare del reddito, mentre nel sistema progressivo a scaglioni quella stessa aliquota viene applicata esclusivamente alla singola porzione di reddito che rientra in un determinato scaglione.

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