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MANOVRA PENSIONI

....Stop alle quote, entra il contributivo.

Notizia inserita il 26/02/2012

MANOVRA PENSIONI

Regole più semplici per le pensioni. La riforma previdenziale targata Fornero, e contenuta nel decreto varato domenica scorsa dal governo (il 6 dicembre Napolitano l'ha firmato), punta a distinguere due grossi canali di uscita dal mondo del lavoro: da una parte il pensionamento ordinario di vecchiaia, dall'altro il congedo anticipato legato ai soli anni di contribuzione (a prescindere dall'età). Non ci sarà dunque altro modo, al di fuori di questi due, per mettersi a riposo. Vengono così aboliti, a partire dal 1° gennaio 2012, i pensionamenti d'anzianità maturati attraverso il sistema delle "quote", vale a dire quelle soglie di pensionabilità frutto della somma tra gli anni di contribuzione e l'età anagrafica. In pratica, se le norme finora vigenti hanno permesso di andare in pensione al raggiungimento di una certa quota numerica (quella attuale è di 96: 61 anni d'età + 35 di servizio), da gennaio questo non sarà più possibile. O si maturano i giusti anni di servizio, oppure niente. ANZIANITÀ E VECCHIAIA – Ebbene, la domanda è questa: quando potremo andare in pensione? Per le pensioni d'anzianità, una volta abolite le quote, si potrà contare soltanto sugli anni di contribuzione, che da gennaio 2012 diventeranno 41 (più un mese) per le donne, e 42 (più un mese) per gli uomini. C'è però da considerare un dettaglio non trascurabile: nel caso in cui, pur con gli anni di contribuzione in regola, il congedo anticipato avviene prima dei 62 anni, sull'importo della pensione verrà applicata una penale del 3% per ogni anno d'età prima dei 62 (compresi). Supponiamo, ad esempio, che si faccia domanda di pensione (e la domanda non è revocabile) a 60 anni. Nell'arco dei due anni successivi, dunque, l'importo della pensione subirà un taglio complessivo del 6%. Non solo, ma le soglie del pensionamento anticipato aumenteranno anno dopo anno in funzione della speranza di vita. Già dal 2013, ad esempio, il bagaglio contributivo si alzerà a 41/42 anni e cinque mesi (cioè il mese in più già conteggiato nel 2012, sommato al mese in più del 2013, più altri tre mesi legati al balzello della speranza di vita). Quanto alle pensioni di vecchiaia, va detto anzitutto che la riforma imprime una forte accelerata sull'iter di livellamento dell'età pensionabile femminile con quella maschile. Già la manovra di Ferragosto aveva disposto entro il 2026 l'aggancio delle donne cogli uomini a 65 anni, programmando lo sblocco del percorso di adeguamento nel 2014. Adesso, invece, l'adeguamento partirà già dal gennaio 2012, portando subito l'età pensionabile delle donne a 62 anni, per completarsi nel 2018 a 66 anni, in anticipo addirittura di otto anni rispetto a quanto precedentemente stabilito. Ovvio, quindi, che fino al 2018, gli uomini continueranno ad andare in pensione a 66 anni. Per entrambi, poi, la soglia della pensione aumenterà progressivamente di anno in anno fino a raggiungere la soglia dei 67 anni allo scoccare del 2022, praticamente a un decennio da ora. Tuttavia queste soglie di pensionamento sono da considerarsi flessibili, ciò significa che si sta parlando di età minime pensionabili, e che dunque al di là di esse esiste un margine di tolleranza valido fino ai 70 anni. E' evidente che la "finestra" di flessibilità risponde a un mero scopo di incentivazione del lavoro, dando la possibilità alla persona di lasciarlo il più tardi possibile, potendo contare, in prospettiva, sulla corresponsione di un assegno più sostanzioso. Va comunque specificato che per ottenere il pensionamento ordinario di vecchiaia, bisogna aver accumulato almeno vent'anni di vita contributiva. CALCOLO CONTRIBUTIVO – Veniamo così al quantum. Un altro dei cardini della riforma è l'adozione, dal 1° gennaio 2012, del cosiddetto metodo "contributivo", cioè il calcolo dell'importo pensionistico elaborato sulla base dei contributi versati durante la vita lavorativa. È qui che il sistema, almeno in teoria, dovrebbe farsi più equo: non mi calcolano più, infatti, la pensione col criterio "retributivo", assumendo cioè come riferimento gli stipendi percepiti negli ultimi anni di professione, ma in funzione di quanto ho effettivamente lavorato. A ben vedere non è una novità così radicale, ma lo sarà solo per alcuni. Di fatto il contributivo fu introdotto dall'allora governo Dini nel '95, coinvolgendo tutte le persone assunte dal 1° gennaio 1996 e coloro i quali al 31 dicembre '95 non avevano ancora accumulato 18 anni di contributi. Per i primi è stato applicato un contributivo puro, per i secondi, invece, un sistema di calcolo misto: retributivo per le annualità fino al '95, e contributivo per tutte quelle successive. Al contrario, coloro i quali con la riforma Dini non venivano toccati dal contributivo, erano quelli che al 31 dicembre '95 avevano già accumulato 18 o più anni di contributi, e che adesso, per effetto delle nuove norme, si vedranno calcolare col "nuovo" metodo gli anni di lavoro restanti a partire dal prossimo gennaio, ben inteso che tutti gli anni di lavoro fino al 31 dicembre 2011 saranno comunque calcolati col sistema retributivo. BLOCCO SUGLI ADEGUAMENTI – Altro aspetto di assoluto rilievo, e tanto gravoso da suscitare la commozione del ministro Fornero, è il blocco totale delle perequazioni (cioè l'adeguamento al costo della vita) sugli assegni al di sopra dei 935 euro, mentre la sospensione sarà parziale (al 50%) sugli importi compresi fra questa soglia e il trattamento minimo di 467,42 euro. Per gli assegni che invece rientrano nella soglia minima (fino a 467,42 euro), gli adeguamenti continueranno a esserci. La sospensione è stata disposta per il biennio 2012-2013. TRATTAMENTI PRIVILEGIATI – Da segnalare inoltre l'istituzione (fino al 31 dicembre 2017) di un contributo solidale applicato, nella misura fra lo 0,3 e l'1, sui trattamenti privilegiati degli iscritti ai fondi speciali Inps, come i piloti, i dirigenti, o il personale di aziende attive nel campo dell'elettricità o della telefonia. E sempre "con effetto dal 1° gennaio 2012 - si legge nel decreto - le aliquote contributive pensionistiche dei lavoratori artigiani e commercianti iscritti alle gestioni autonome dell'Inps, sono incrementate di 0,3 punti percentuali ogni anno fino a raggiungere il livello del 22%".

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